sabato 19 maggio 2012

Sensi ed emozioni, lezione 1


Percorso sul rapporto tra percezione ed emozioni per le classi seconde
La prima lezione si configura come un'introduzione all'argomento del percorso, ho cercato di spiegare ai bambini il rapporto che esiste tra i sensi (e quindi la percezione) e le emozioni che vengono scatenate dalle informazioni elaborate dal cervello

Preparazione della lezione.

Primo passo è quello di comprendere quali siano i "sensori" che ci permettono di capire quello che succede intorno a noi: vista, udito, tatto, gusto, olfatto. Singolarmente, oppure combinati in diverse maniere, ci danno "la misura" della realtà che ci circonda e quindi scateneranno in noi diverse emozioni: un rumore molto forte probabilmente ci spaventa; è percepito con le orecchie(timpano, senso dell'udito), elaborato dal cervello(accidenti che rumore!), scatena apprensione o paura(l'emozione). Ma che differenza c'è tra "apprensione" e "paura"? Quanti tipi di emozione riconosciamo? Ecco, questo è l'altro obiettivo che mi sono posto:oltre a riconoscere l'emozione e i sensi coinvolti nel suo scatenamento, cercherò di fare in modo che i bambini e le bambine comprendano "il grado" di un'emozione, il suo livello d'intensità.

Obiettivi della lezione.

In questa lezione affrontiamo il tema della paura.

Racconto della lezione.

Mi sono messo a girare per la classe, cercando di individuare un soggetto sorridente e apparentemente equilibrato: ho individuato una bambina, mi sono portato lentamente alle sue spalle(mentre parlavo dei sensi) e poi improvvisamente l'ho apostrofata così(urlando e facendo la faccia brutta):"allora la pianti? Mi hai rotto le scatole!". Capito?!". In classe c'è stato il gelo e immediatamente ho recuperato sulla bambina (che stava per mettersi a piangere) accucciandomi alla sua altezza, sorridendo, mettendole una mano sulla spalla(essenziale abbassarsi all'altezza dei bambini e stabilire un contatto fisico non invasivo) e dicendole: "Non ti preoccupare, non ce l'ho con te, stavo facendo un esperimento scientifico, mi serviva una bambina speciale che non si mettesse a piangere e che,poi, rispondesse alle mie domande spiegando ai compagni quello che è successo dentro di lei. Quando ti ho visto ho pensato che tu potessi essere la bambina speciale, ho indovinato?"


In questa maniera ho sempre recuperato il soggetto (per fortuna).
Ho proseguito chiedendo alla malcapitata cosa avesse provato quando mi sono messo ad urlare: paura, certo. Un adulto che ti urla addosso non è simpatico, me lo ricordo anch'io, quando mi succedeva da bambino.
Altri della classe hanno confessato di essersi spaventati per il mio atteggiamento, ecco, analizziamo cosa vuol dire essersi spaventati. Sono saltate fuori queste considerazioni:
- paura
- ci si blocca
- ci si "sente male"
- viene da piangere(non tutti).

Questa è stata definita "la paura". Poi sono seguiti alcuni esempi del vissuto dei bambini: paura del buio, paura delle sgridate, dei film dell'orrore(ma chi è che glieli fa vedere?), oppure alcune paure specifiche di personaggi o situazioni(il bagno,il corridoio, la cantina).
Bene, ho ripreso la mia "vittima" e le ho chiesto se voleva fare un altro esperimento con me, ma che si doveva fidare perché non potevo spiegarglielo prima. Ha accettato(ok, vuol dire che non mi odia) e quindi mi sono portato nella parte più libera dell'aula, le ho preso le mani e ho iniziato a ruotare velocemente su me stesso. Tra i gridolini suoi e gli "Ohhh" dei presenti si è sollevata per aria e ha girato un pò. Tutti, a quel punto, volevano fare l'esperimento, ma la mia schiena non avrebbe retto. Ho quindi giustificato il fatto che la mia "vittima" fosse stata prescelta due volte con il motivo che segue:"lei ha fatto un esperimento "brutto"(le ho urlato contro) e quindi, per bilanciare la cosa, ha fatto un esperimento "bello".
A questo punto ho chiesto alla bambina se avesse provato paura e lei mi ha risposto:"si, ma era diversa da quella di prima, avevo paura, ma mi veniva da ridere".
Ecco, quindi, abbiamo stabilito che esistono diversi gradi di paura: una paura che fa "star male" e una "paura che diverte", quest'ultima l'abbiamo ribattezzata "paurina".
Nella parte conclusiva della lezione, invece, abbiamo cercato di capire quali fossero i sensi coinvolti nei due tipi di paure: nella "paura" hanno avuto riscontro il senso dell'udito(le urla) e la vista(la "faccia brutta"), mentre nella "paurina" ha fatto il suo ingresso anche il "tatto", che è determinante in quanto ci dice che posizione ha il nostro corpo rispetto allo spazio e a che velocità procede.





























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