domenica 24 giugno 2012

Costruire una cucina solare in miniatura

La cucina solare in miniatura


Come costruire una cucina solare con materiali di recupero.




Premessa.

Quest'anno abbiamo organizzato un campo estivo dal titolo “Experimenta” e quindi abbiamo cercato di creare dei percorsi scientifici “hands-on”(insomma, fare andare le mani), in modo che i ragazzi e le ragazze potessero costruirsi un esperimento e poi ragionarci sopra(e qui fare andare la testa). L'occasione che ha dato origine al progetto “cucina solare in miniatura” è capitata quando hanno demolito un negozio vicino al mio laboratorio: come al solito sono andato a curiosare(con il permesso dei muratori) e ho recuperato un po' di materiali, tra questi una trentina di lampade con riflettore in alluminio, da qui è nata l'idea.

Materiali


Per costruire la cucina solare servono: un riflettore per lampada in alluminio, doghe di legno recuperate dalle reti dei letti - da tagliare -(o altro pezzo di legno simile), un sistema di sicurezza per librerie Ikea(o una spiaggetta simile), un blocchetto di legno di cm 40 x 30 x 20 millimetri, una vite autofilettante 0,3 x 25 mm, una vite 0,4 x 40 mm, due viti 0,4 x 30, 4 rondelle, 4 dadi normali, un dado a “galletto” o “farfalla”.

Attrezzi

Un trapano con punte dello 0.3 e dello 0.4, un cacciavite con punta a stella(se la vite è a stella, se no a taglio), una pinza coi becchi piccoli, matita, righello.

Procedura.

Nel mio laboratorio ho preparato solo due pezzi: la doga in legno, che ho tagliato con una misura di 16 cm di lunghezza e il pezzetto di legno di cm 40 x 30 x 20 cm.
Poi i ragazzi hanno lavorato seguendo questo schema:

1. Si prende il blocchetto e, con il righello, si segna un punto che sia a 15 mm dal bordo superiore e 15 mm dal lato.


2. Si pratica un foro con la punta dello 0.4 nel punto segnato.


3. Si prende il blocchetto così forato e lo si appoggia sulla doga a 20 mm dal bordo.


con la matita si traccia il contorno del blocchetto.


e con il righello si tracciano le due diagonali.



4. A questo punto si buca la doga nel punto in cui si incontrano le due diagonali con una punta dello 0.3.


5. Ora si monta il “mirino” della cucina solare, ovvero la vite  che, per fare in modo che la cucina sia puntata correttamente verso i raggi del sole,  dovrà proiettare l'ombra su se stessa. Si avvita un dado sulla vite, lo si infila nel buco del riflettore e si blocca con l'altro dado.

Federico alle prese con il "mirino"

La parte superiore

La parte inferiore


6. Adesso si fissa il blocchetto di legno sulla doga, avvitando la vite come mostrato nell'immagine


7. E' venuto il momento della “spiaggetta” dell'Ikea, ovvero quel dispositivo a forma di “L” che va montato in cima alle librerie per evitare che si ribaltino: si prende il lato più corto e lo si blocca ad un altro buco del riflettore con due dadi e due rondelle.

La spiaggetta vista da sopra


 La spiaggetta vista da sotto


8. Ora non resta che fissare il pezzo al blocchetto di legno, avendo l'accortezza di inserire la vite verso l'interno, lasciando cioè il dado a galletto verso l'esterno; lo scopo di questa operazione è quello di poter allentare agevolmente  il dado stesso per poter orientare la cucina verso il sole.

Vista "dall'interno"

Vista "dall'esterno"

 La cucina è pronta, ma bisogna sapere alcune cose per utilizzarla correttamente: la prima è che per farla funzionare al meglio avremmo dovuto calcolare il “fuoco”, ovvero il punto del riflettore dove si concentrano tutti i raggi del sole, e non l'abbiamo fatto. La seconda è che essendo molto piccola, necessita di continue regolazioni per seguire il sole. La terza è che la giusta inclinazione si ottiene osservando il bullone “mirino”: quando l'ombra cade sul bullone è inclinata correttamente. Una piccola nota: avrete visto che chiamo il “pezzo” a volte “vite” e a volte “bullone”. Il fatto è che, tecnicamente, il bullone è l'insieme di vite e dado, mentre se non c'è il dado montato si parla comunque di vite.

Giunti a questo punto abbiamo organizzato le “gare di cottura”: la prima ha visto i ragazzi e le ragazze cimentarsi con la cottura di un uovo, mentre la seconda li ha visti affrontare la ricetta della “fonduta di cioccolato”.

Le cucine solari durante la gara di cottura uova


 Nel primo caso, dopo 4 ore di cottura, con alcuni alunni che seguivano bene lo spostamento del sole e altri meno, abbiamo avuto una classifica che ha suddiviso le uova in:
A. Molli – molli
B. Molli
C. Semisode
D. Semisode +



In realtà solo le punte di alcune uova(probabilmente quelle  la cui posizione corrispondeva a quella del “fuoco”) si presentavano con l'albume cotto, ma tuorlo e resto dell'uovo no.


E' andata molto meglio con la cioccolata, tutti, in tempi più o meno brevi, sono riusciti nell'opera di liquefazione e hanno gustato la loro “fonduta” con il pane da toast.

La prima fase di liquefazione


La seconda fase di liquefazione 


La meritata fonduta di cioccolata pronta ad essere divorata.












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