sabato 25 agosto 2012

Esperimenti con materiali che mutano somministrando calore 5



Terza giornata di produzione, l'esperienza con Macao.

Uno dei grossi problemi che incontro nel mio lavoro è quello di «portare fuori» dalle mura scolastiche le esperienze che nascono con i ragazzi, questo è uno dei motivi per cui è nato il blog. La contaminazione tra menti & ambienti , a mio avviso, è uno dei metodi didattici più potenti per gli studenti: non si può lavorare a compartimenti stagni. La scuola, e la didattica in genere, deve infiltrasi nella vita quotidiana, succhiare(come un vampiro culturale) tutte le informazioni possibili per poi articolarle in lezioni che contengano, oltre alla teoria, un vissuto che fissa le nozioni apprese. Tutto questo bel discorso serve ad introdurre un'esperienza che dal campo estivo è finita in un luogo di cultura, contaminando un ambiente che, normalmente, si ritiene appannaggio di artisti adulti.
Tutto ciò è stato reso possibile grazie all'impegno e alla passione di Giulia, una ragazza che fa parte del collettivo Macao.


Che cos'è Macao?
È il nuovo centro per le arti di Milano, un  esperimento di costruzione dal basso di uno spazio dove produrre arte e cultura. Un luogo in cui gli artisti e i cittadini possono riunirsi per inventare un nuovo sistema di regole per una gestione condivisa e partecipata che, in totale autonomia, ridefinisca tempi e priorità del proprio lavoro e sperimenti nuovi linguaggi comuni. Macao è uno spazio di tutti, che deve diventare un laboratorio attivo in cui sono invitati i lavoratori dell’arte, dello spettacolo, della cultura, della formazione e dell’informazione. Qui artisti, intellettuali, esperiti del diritto, della legge e della costituzione, attivisti, scrittori, film maker, filosofi, economisti, architetti e urbanisti, abitanti del quartiere e della città, devono prendersi il tempo necessario per costruire una dimensione sociale, comune e cooperante.

Quindi, su invito di Giulia abbiamo «portato» proprio qui il nostro laboratorio, organizzando un pomeriggio in cui alcuni dei partecipanti al nostro campo si sono messi a disposizione di adulti e bambini per raccontare la nostra esperienza, illustrare procedure e spiegare come il rifiuto plastico possa essere riutilizzato con fini didattici ed artistici, fermo restando(ma questo è un mio personale parere) che  riciclare è bello, sacrosanto e giusto, ma l'ideale sarebbe non creare rifiuti sin dall'inizio dei cicli di produzione, o perlomeno produrne una quantità molto minore a quella attuale.


Il risultato dell'esperienza è stato molto interessante per diversi motivi: innanzitutto i nostri ragazzi si sono trovati nella strana veste di «docenti», ovvero hanno dovuto «spiegare» e farsi «capire» e non soltanto da loro coetanei, ma anche da degli adulti; in seconda battuta hanno operato in uno spazio inusuale, gestito con modalità diverse da quelle classiche, dove le persone vanno e vengono, commentano, partecipano, oppure, semplicemente, osservano.


Tutto ciò lo ritengo molto «formativo»(per usare un termine abusato, e io lo uso) e penso che ripeterò l'esperienza a beneficio di altri ragazzi, chiaramente se Giulia sarà d'accordo....

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